La decisione della sospensione delle tariffe agevolate per l’editoria sembra essere dettata dall'impossibilità da parte dell’Erario di sostenere ulteriormente gli oneri per i rimborsi a Poste Italiane.
Il provvedimento evidenzia infatti come premessa che lo scostamento al rialzo del volume totale delle agevolazioni tariffarie effettivamente praticate nel 2009 è superiore al 10%. Sembra che per il 2010 le risorse disponibili per le compensazioni - pari a 50 milioni di euro - non siano sufficienti a coprire gli esborsi previsti. Nei primi 3 mesi dell’anno il debito dello Stato nei confronti di Poste per l'applicazione delle tariffe agevolate a favore dell'editoria e del terzo settore ha già raggiunto la cifra di circa 50 milioni di euro, che equivale all'intero stanziamento accantonato per tutto il 2010.
Nonostante il decreto del ministro Claudio Scajola avesse lasciato aperta la possibilità di “poter determinare tariffe agevolate per i residui periodi dell'anno 2010”, le proteste di Fieg, federazione italiana editori di giornali, e le richieste da parte di Aie, Associazione nazionale degli editori, e Anes, Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata, aderente a Confindustria, di avvio di un tavolo di confronto con l'Esecutivo «per l'individuazione di soluzioni sostenibili per tutti i settori interessati» al momento non hanno sortito nessun risultato concreto.
Anche l'Autorità garante della concorrenza e del mercato si oppone al provvedimento dichiarando che l'eliminazione del sistema delle agevolazioni tariffarie privilegia ingiustificatamente Poste Italiane. La proposta di Antitrust suggerisce che quello che definisce “necessario sostegno” agli operatori dei settori interessati avvenga attraverso forme di credito d'imposta calcolato sulla base delle spese postali sostenute.
Il provvedimento evidenzia infatti come premessa che lo scostamento al rialzo del volume totale delle agevolazioni tariffarie effettivamente praticate nel 2009 è superiore al 10%. Sembra che per il 2010 le risorse disponibili per le compensazioni - pari a 50 milioni di euro - non siano sufficienti a coprire gli esborsi previsti. Nei primi 3 mesi dell’anno il debito dello Stato nei confronti di Poste per l'applicazione delle tariffe agevolate a favore dell'editoria e del terzo settore ha già raggiunto la cifra di circa 50 milioni di euro, che equivale all'intero stanziamento accantonato per tutto il 2010.
Nonostante il decreto del ministro Claudio Scajola avesse lasciato aperta la possibilità di “poter determinare tariffe agevolate per i residui periodi dell'anno 2010”, le proteste di Fieg, federazione italiana editori di giornali, e le richieste da parte di Aie, Associazione nazionale degli editori, e Anes, Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata, aderente a Confindustria, di avvio di un tavolo di confronto con l'Esecutivo «per l'individuazione di soluzioni sostenibili per tutti i settori interessati» al momento non hanno sortito nessun risultato concreto.
Anche l'Autorità garante della concorrenza e del mercato si oppone al provvedimento dichiarando che l'eliminazione del sistema delle agevolazioni tariffarie privilegia ingiustificatamente Poste Italiane. La proposta di Antitrust suggerisce che quello che definisce “necessario sostegno” agli operatori dei settori interessati avvenga attraverso forme di credito d'imposta calcolato sulla base delle spese postali sostenute.